30-05-2019

Masseria Catalafazza ad Alberobello (Bari): segnalazione per la Lista Rossa

 

Indirizzo/Località:, Zona Monte del Sale –  Alberobello  (Bari)

Tipologia generale: borgo/centro storico

Tipologia specifica: villaggio agricolo pastorale

Configurazione strutturale: il nucleo principale del complesso architettonico è formato da trulli ed è articolato attorno ad un’ampia corte

Epoca di costruzione: sec. XVII-XVIII

Comprende: gli edifici compongono nel loro insieme quattro corpi abitativi, con un quinto distaccato

Uso attuale: la struttura, ormai in condizioni critiche, viene usata come cava per ricavarci materiale lapideo lavorato

Uso storico: situata sulla collina di Monte del Sale, nell’agro di Alberobello, così denominata per l’estrazione del salnitro durante il dominio della Repubblica di Venezia nel vicino Canale di Pirro (1495-1530). L’area è citata in un documento del 1566 in quanto confinante a una masseria concessa al Monastero di San Benedetto di Conversano.

Condizione giuridica: proprietà privata. Dal 1982 la struttura è stata posta dal Piano Regolatore Generale di Alberobello sotto tutela.

Segnalazione: del 21 novembre 2019 – listarossa@italianostra.org

Motivazione della scelta: La Masseria Catalafazza, frazionata in diverse proprietà private, è situata a 426 metri, s.l.m. sulla collina di Monte del Sale, nell’agro di Alberobello, così denominata per l’estrazione del salnitro durante il dominio della Repubblica di Venezia nel vicino Canale di Pirro (1495-1530). L’area è citata in un documento del 1566 in quanto confinante a una masseria concessa al Monastero di San Benedetto di Conversano.

Il nucleo principale del complesso architettonico è formato da trulli ed è articolato attorno ad un’ampia corte. Gli edifici compongono nel loro insieme quattro corpi abitativi, con un quinto distaccato. Pochi pozzi garantivano la riserva idrica di questo insieme risalente al XVII-XVIII secolo e abitato fino agli anni Venti del Novecento. Non si tratta di una vera e propria masseria ma di un villaggio allo stato embrionale, modificatosi nel tempo in relazione all’espansione di uno o più nuclei familiari, esattamente ciò che ha dato origine al vicino nucleo urbano alberobellese. Proprio questa caratteristica rende l’insieme particolarmente interessante, ma non solo. Anch’essa possesso della casata degli Aquaviva d’Aragona di Conversano, nel 1807 la zona fu oggetto di disboscamento per l’impianto di piccoli vigneti, ma già precedentemente vi è attestata la presenza di allevamento il che potrebbe mettere il manufatto architettonico in relazione con i tratturi dell’arco ionico o del metapontino o con l’allevamento a corto raggio e stanziale.

Si accede tramite uno stretto sentiero brecciato. La struttura, ormai in condizioni critiche, viene usata come cava per ricavarci materiale lapideo lavorato.

Non ci sono riferimenti bibliografici specifici, vista la particolare origine dell’impianto e la storia di Alberobello sotto la casata Acquaviva d’Aragona.

Il recupero possibile potrebbe essere quello residenziale, visto che l’area è interessata da restauri seppur di più piccoli nuclei abitativi da parte di italiani e stranieri.

Dal 1982 la struttura è stata posta dal Piano Regolatore Generale sotto tutela e ricade in zona A3, “Edifici e complessi insediativi di carattere storico-artistico; complessi monumentali” ed è tutelata dalla legge n. 1089 del 1939.

Italia Nostra Onlus